La terapia EV (IV Therapy = Intravenous Therapy), è una pratica molto nota e affidabile e consiste nella somministrazione di sostanze (come farmaci, vitamine, minerali e altri composti biologici) per via endovenosa, tipicamente tramite flebo, al fine di ottenere un beneficio curativo o di supportare processi di benessere generale dell’individuo (ad esempio sono attualmente molto popolari le somministrazioni anti-invecchiamento).

Si tratta di un trattamento in continua evoluzione a cui, da ormai molti anni, gli specialisti fanno affidamento sia perché vi sono evidenze incontrovertibili del miglioramento obiettivo dei pazienti che per la duttilità delle applicazioni cliniche. Non a caso, viene stimato che il mercato dell’infusione di terapia IV raggiungerà i 10,99 miliardi di dollari entro il 2026.

In questa sede, ci contriamo sugli utilizzi dietetici integrativi e di intervento terapeutico nutrizionale curativo o di rinforzo, mentre rimandiamo il vastissimo capitolo di declinazione farmaceutica vera e propria ad altre trattazioni.

Il primo che iniziò ad utilizzare trattamenti basati sull’iniezione di vitamine e minerali fu il dott. John Myers, a Baltimora nel 1954, principalmente su pazienti affetti da fatica cronica, spasmi muscolari, fibromialgia e altri sintomi coerenti con detto quadro.

L’opera pionieristica del dott. Myers creò un vero e proprio modello di terapia endovenosa, chiamata effettivamente Myers’ cocktail, che consiste nella somministrazione di una combinazione di nutrienti, quali il magnesio, le vitamine del gruppo B, la vitamina C e il calcio, in differenti dosaggi.

La IV therapy tecnicamente si innesta in una branca della Medicina Rigenerativa, in quanto il trattamento, di norma, si sostanzia nel ripristino, attraverso una terapia medica, del livello ottimale di nutrienti che supportano i naturali processi di autoguarigione dell’organismo. 

Questa è l’unica forma che consente a specifiche sostanze biologiche di entrare in modo immediato nel flusso sanguigno ed essere utilizzate dalle cellule in modo realmente rapido e in maggior quantità rispetto alle altre modalità di somministrazione. Per dette ragioni i dosaggi utilizzati possono essere maggiori, rispetto alla classica somministrazione “per os “ e con il vantaggio non trascurabile di bypassare il tratto gastro-intestinale, che con la sua azione filtrante ostacola l’assorbimento del principio attivo e evidentemente raggiungere in modo più efficiente l’organo bersaglio. 

In termini numerici, grossolanamente il corpo umano assorbe solo il 10-15% dei principi attivi contenuti negli integratori assunti per via orale mentre per via endovenosa l’assorbimento è molto vicino al 100%. 

Le sostanze impiegate variano, evidentemente, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere o delle carenze da risolvere (è possibile perseguire anche più obiettivi contemporaneamente), possono essere, ad esempio, somministrate vitamine del gruppo B (metilcobalamina, idrossicobalamina), vitamina C ad alto dosaggio, acido alfa lipoico, acido folico, microelementi (zinco,selenio , rame,cromo, magnesio,ecc…), etc…

La terapia EV a fini integrativi, spesso consistente in un’elaborazione galenica iniettabile, prescritta dallo specialista, che preliminarmente avrà indagato opportunamente le condizioni del paziente. Al momento della somministrazione, le fiale, solitamente mono-sostanza, vengono combinate tra di loro all’interno di un solvente, come soluzione fisiologica o ringer lattato. 

In base al tipo di miscela e dei volumi raccomandati esistono tre vie differenti modalità di somministrazione: 

1.   FLEBO (drip)

Generalmente nella “vera” terapia IV si fa ricorso all’utilizzo di una flebo, con un volume che gira intorno ai 300 – 500 ml e un tempo di infusione massimo di 60-90 minuti; quest’ultimo ovviamente può variare a seconda della tipologia di sostanza da somministrare e della risposta del paziente al trattamento.

2.   PUSH o anche chiamata somministrazione in bolo

Questa tipologia di somministrazione intravenosa viene adottata solitamente per sostanze instabili (ad esempio glutatione ridotto) o anche per somministrare grandi quantità di soluzione in un tempo molto breve. Si differenzia dalle altre per:

–       Volume di soluzione da somministrare, che si aggira intorno ai 20 ml 

–       Il tempo di somministrazione molto breve che va dai 15 ai 20 minuti 

 

In questo caso, tramite la suddetta procedura, avviene l’introduzione di una dose concentrata di farmaco, che va direttamente all’interno della circolazione sistemica; il che la rende potenzialmente pericolosa per il paziente, perché potrebbe provocare una irritazione diretta alla parete interna dei vasi sanguigni e l’intervento potrebbe essere difficoltoso.

3.   INTRAMUSCOLARE (SHOT)

In ultimo citiamo anche l’inoculazione intramuscolo benché esuli dalla terapia EV, poiché è molto di frequente associata a questa per perseguire gli obiettivi integrativi e terapeutici nutrizionali. Il suo utilizzo è legato strettamente a specifiche sostanze (tipicamente alcune vitamine) e si caratterizza per la somministrazione in un tempo brevissimo.

La terapia EV, in buona sostanza, come si sarà bene inteso, è in grado di apportare numerosi benefici al paziente, fra i quali ricordiamo: la detossificazione del corpo da tossine e cataboliti, un sollievo dallo stress, dai disturbi dell’umore e dall’ansia, un supporto significativo al sistema immunitario, un aiuto ad accelerare la guarigione e ridurre il dolore, ad esempio dopo interventi chirurgici, infezioni acute o anche in ambito sportivo dove migliora il recupero fisico e la resistenza muscolare, favorisce l’idratazione e integra sostanze nutritive; oltre alle già citate proprietà anti aging.

Come per qualsiasi tipo di terapia, non devono essere dimenticati gli eventuali effetti collaterali o secondari, fra i quali, i più ricorrenti sono: vertigini, giramenti di testa, dolore nel punto di inserzione, svenimento, sensazione di freddo e caldo; si tratta perlopiù di sintomi temporanei e rapidamente reversibili, che spesso si risolvono già semplicemente andando a rallentare la velocità di somministrazione o aspettando che l’organismo del paziente si adatti naturalmente.

L’evento avverso potenzialmente preoccupante, più frequente, correlato alla terapia endovenosa a cui si potrebbe andare incontro è la flebite, ovvero un’infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni e in particolare delle vene. Le flebiti possono avere genesi di tipo meccanico, chimico e batterico, ed evidentemente a seconda della causa, variano anche l’estensione, la gravità e il tipo di cura indicato.

Infra in quest’ambito interviene indirettamente, andando a fornire la sacca infusionale, specialmente ad industrie farmaceutiche, che può essere mono o bi comparto e prodotta con materiali PVC Free e LATEX free; più nello specifico, viene impiegato solitamente il polipropilene e per questo saldate termicamente. 

Possiamo fornire la sacca in differenti capacità, con una o più porte e con differenti connessioni in base all’ambito di applicazione e alla richiesta che viene fatta dal cliente (di seguito un breve schema dove vengono indicati gli aspetti principali della sacca Infra standard mono comparto a due vie, che è la più utilizzata dai nostri clienti).

InfraIV Bag

In conclusione, la terapia IV, negli ultimi due decenni, ha acquisito, con pieno merito, una grande popolarità, ed essendo in continua crescita può essere considerata, a buon diritto, una procedura all’avanguardia. Questa, infatti, viene preferita alle altre modalità di somministrazione grazie alla piena possibilità di personalizzazione della terapia, in base alle necessità e caratteristiche del paziente, alla possibilità di ottenere un assorbimento dei nutrienti quasi totale, infine, ma non meno importante grazie all’efficacia pressocché immediata della terapia.